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Moda e motori per combattere il Coronavirus

Il Covid-19 da settimane mette a dura prova la salute dei cittadini e l’economia del nostro Paese. La moda in Italia è uno dei settori più amati e influenti, ma come gestisce la crisi da Coronavirus? Ancora una volta, la solidarietà sembra essere la risposta. Le grandi case di moda e quelle dei motori si convertono in produttori di mascherine, camici e respiratori polmonari.

Gucci, Prada e le mascherine

Le case di moda si fermano, ma non si arrendono. Ed ecco che grandi marchi come Gucci e Prada hanno risposto all’appello della Toscana e hanno iniziato a produrre nei loro stabilimenti mascherine e camici per il personale sanitario. Entro la fine del mese, entrambe le case di moda distribuiranno agli ospedali milioni di mascherine e oltre centomila camici.

Calzedonia, Bulgari e H&M

Nessuno dei “big” si tira indietro. Il gruppo Calzedonia ha deciso di convertire alcuni dei suoi stabilimenti per la produzione di camici e mascherine. Ha anche provveduto a comprare dei macchinari appositi per la loro realizzazione. Sulla stessa lunghezza d’onda anche H&M, che ha deciso di impiegare tutti i suoi reparti per produrre e distribuire materiale sanitario. Bulgari, invece, sceglie di donare un microscopio 3D allo Spallanzani di Roma. Oltre alla donazione, ha deciso di convertire la produzione dei profumi in gel disinfettanti, fino a sei mila al giorno.

La moda e le donazioni, da Armani a Valentino

Dalle raccolte fondi alle donazioni dirette. Chi non ha convertito le proprie produzioni ha scelto comunque di aiutare con delle donazioni. Armani, Donatella Versace e Benetton hanno donato più di 5 milioni di euro agli ospedali più colpiti dall’emergenza. Valentino e Moncler, invece, hanno investito sul supporto per creazione di nuovi posti in terapia intensiva e per la protezione civile. Mentre altri marchi, come Trussardi, Chiara Ferragni e Patrizia Pepe hanno optato per avviare delle raccolte fondi.

FCA converte i suoi stabilimenti

La solidarietà arriva anche dal mondo dei motori. La FCA (Fiat Chrysler Automobiles) ha fatto sapere che convertirà uno dei suoi stabilimenti torinesi per produrre mascherine sanitarie. L’obiettivo è di produrne almeno 1 milione al mese da distribuire agli operatori sanitari. Mentre alcuni degli stabilimenti emiliani saranno usati per produrre e assemblare ventilatori polmonari.

Un gesto di solidarietà arriva anche da Aunde Italia di Poirino. La fabbrica, legata principalmente alla produzione di prodotti tessili per auto, convertirà alcuni reparti alla produzione di mascherine. L’obiettivo è di crearne diecimila al giorno.

Barbara Graneris
Nata a Torino, è giornalista, editor e scrittrice. Ha collaborato con alcune testate locali e pubblicato quattro romanzi d’amore. Ama leggere, la musica, Ed Sheeran, il sushi ed è una grande tifosa di calcio.

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