Quali sono i sintomi per riconoscere la pubalgia e com’è possibile trattarla

La pubalgia è una delle sindromi più dolorose e più diffuse in ambito sportivo, sia a livello professionistico che amatoriale. Una particolare variante della pubalgia colpisce le donne in gravidanza, come conseguenza dell’accentuazione della retroversione del bacino e aumentata iperlodosi. Si tratta di una patologia dolorosa che interessa la regione pubica e in particolare l’inguine, il pube e l’interno coscia. La maggior parte dei casi di pubalgia è provocata dai traumi ripetuti. Una minoranza è invece provocata da un singolo evento molto intenso.

I sintomi della pubalgia possono essere dolore in zona pubica irradiato davanti, di lato e certe volte dietro. Inizialmente il dolore si limita al momento del risveglio mattutino e nelle prime fasi di allenamento. Con l’aggravamento della patologia diventa costante. La muscolatura degli adduttori è tesa, contratta e dolente alla palpazione e talvolta può comparire la sensazione di svuotamento incompleto della vescica. In presenza di questi sintomi, è necessario svolgere la visita dal proprio medico di base per escludere la presenza di altre malattie. Con la pubalgia possono essere confuse anche ernie, sia inguinale che crurale, contratture e strappi muscolari e anche patologie dei testicoli e delle strutture circostanti.

Esistono vari gradi di pubalgia. Col grado 0 si è in presenza di un dolore leggero, spesso silente, che viene messo in evidenza alla palpazione, ma che non inficia minimamente la deambulazione. Con il grado 1, invece, si identifica una pubalgia che il paziente avverte, solo quando prova a praticare lo sport, ma che passa dopo aver terminato. È il grado più sottovalutato, in quanto la maggior parte delle persone tendono a sottovalutare la sintomatologia, o ancor peggio tendono a “stringere i denti” sperando che passi da solo.

In presenza di una pubalgia di grado 2, invece, il dolore persiste anche dopo la pratica sportiva, e il paziente lo avverte anche camminando normalmente. Questo è un grado importante dell’infiammazione che va curata immediatamente per evitare un ulteriore peggioramento. Col grado 3, invece, si parla di tendinosi cronica. In questo grado il paziente ha un dolore che gli impedisce anche solo di camminare. Il dolore è molto forte, e sopratutto, tende a non risolversi neanche con gli antinfiammatori. I tempi di recupero sono molto lunghi e non sempre le cure rispondono in maniera soddisfacente, limitando molto l’attività sportiva anche per mesi.

Il riposo assoluto dall’attività sportiva fino alla scomparsa del dolore è sicuramente il miglior rimedio. Col grado 0 basterà un riposo di circa 1 settimana associato a impacchi di ghiaccio sulla zona dolente per circa 10-15 minuti, per 3 volte al giorno. Può essere anche utile massaggiare al zona con una crema antinfiammatoria e fare esercizi di stretching almeno una volta al giorno. Queste accortezze dovrebbero portare alla scomparsa del dolore. Se così non fosse, può essere utile anche l’assunzione di un antifiammatorio per via orale dopo consulto col medico di fiducia.

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