Come e da dove nasce “Sirene”? Quali sono state le fonti di ispirazione nella stesura della tua opera?

Quando ho iniziato a scrivere Sirene non avevo in mente un “progetto”, volevo soltanto riuscire a riprodurre le emozioni che, fin da bambina, mi assalivano davanti al mare. Un misto di ricordi, immagini, rumori e profumi che mi sono rimasti così impressi nella mente da cercare di catturarli per sempre, come per ricordarli meglio, poterne fare una fotografia. La figura della Sirena mi ha sempre affascinata, e scrivendo di mare è subito comparsa nelle mie parole, anche se non mi aveva mai soddisfatto la crudeltà delle sirene omeriche né mi convincevano le altre storie di Sirene che conoscevo (Andersen, la Sirenetta, Piccola Sirena) perché nel mio immaginario erano figure dalla connotazione positiva, piene di fascino, bellissime custodi di segreti misteriosi. Così mi sono presa la libertà di raccontare la mia “visione” delle Sirene. I Marinai e le conchiglie non potevano mancare a chiudere quel mondo “di mare” che amo da sempre. Dalle prime descrizioni ha preso vita la storia, una storia d’amore impossibile che diventa vera, con la magia che si respira nelle leggende. Il finale è arrivato dopo tanto tempo, quando un giorno ho ripreso in mano gli scritti e ho capito che la vera leggenda che stavo raccontando era quella che tutti ci siamo sentiti dire da piccoli: che nelle conchiglie si sente il rumore del mare. Forse Sirene è nato proprio nel ricordare la prima volta che mi sono portata all’orecchio una conchiglia.

Alla prima lettura, il suo testo sembra particolarmente adatto ai più piccoli forse proprio perché si presenta, in una versione, come libro illustrato. Ad una lettura più approfondita, però, è possibile intravedere di più. Ci racconti la tua particolare fascinazione verso questo tema?

Sirene racconta, possiamo dire, una favola, ma tocca il tema di tutte le grandi storie: l’amore. La storia del Marinaio, che pieno di coraggio solca i mari su mille velieri, si innamora così tanto della sua Sirena da rinunciare a una vita “consueta”, e la storia della Sirena, che desidera così tanto comunicare con lui da donargli la conchiglia. La purezza dell’amore fra il Marinaio e la Sirena è forse il “messaggio” più forte, ma abbraccia al suo interno altri temi quali la rinuncia, la fedeltà, la consapevolezza, l’introspezione. Una volta mi hanno chiesto: “ma Sirene finisce bene o male?”. Ecco io non ho una risposta, credo sia un testo che lascia al lettore la possibilità di trovare la sua personale interpretazione. Spero nei più piccoli rimanga il ricordo di un Marinaio straordinario e di una Sirena pura e sincera, mentre ai più grandi spero di far fare una riflessione su cosa sia, per davvero, l’amore.

Ciò che incuriosisce del libro è la sua forma “ibrida” a metà tra fiaba e narrativa per adulti, graphic novel e  poesia. Quali sono le motivazioni che ti hanno spinta a cimentarti con una letteratura così particolare?

Le emozioni sono molto difficili da raccontare. Volevo creare un’atmosfera senza tempo, collocata fra la memoria e l’immaginazione, dare l’impressione che la storia fosse raccontata da un vecchio lupo di mare o da una nonna che racconta una favola ai nipoti prima di dormire. Ho scritto Sirene non pensando ad un pubblico, ma cercando di portare il lettore su un veliero e nelle profondità degli abissi marini, anche passando attraverso il blu del mare. Per rendere tutto questo sentivo che la prosa non era sufficiente, serviva qualcosa che, anche attraverso il suono delle parole, potesse creare una sorta di musica nella narrazione. Ho pensato subito che Sirene doveva essere accompagnato da immagini, avevo in mente i meravigliosi libri che mi leggeva mia madre da piccola, con illustrazioni bellissime, decori, colori raffinati… Ho pensato che l’impaginazione di Sirene dovesse essere misteriosa e avvincente, con dettagli da cercare e il blu a fare da filo conduttore. Ho lavorato per anni come grafica e ho quindi curato personalmente l’impaginazione del testo. Tutte le fotografie presenti nel libro sono state scattate da me e mio marito, anche le illustrazioni sono state prima di tutto “fotografate”, quelle che vedete in Sirene non sono “riproduzioni di opere”, ma veri e propri ritratti fotografici delle illustrazioni. Abbiamo giocato con le luci e le inquadrature per dare personalità ai personaggi, per creare profondità e giocare sulle prospettive. Tutte le foto sono state lavorate e virate, giocando con le cromie per ricordare i colori del mare. In Sirene la narrazione non è relegata alle parole, ma si mescola alle immagini, proprio per questo mi piacerebbe che una futura edizione avesse una veste grafica completamente differente.

Qual è il messaggio che vuole trasmettere con “Sirene”, a chi ritieni sia particolarmente rivolto il libro?

Sirene è un’ode al mare, lo consiglio a tutti i sognatori dai 10-11 anni in su!

Il testo è accompagnato da bellissime illustrazioni, Come è nata e come si è sviluppata la collaborazione con l’illustratrice Greta Catellani?

Ho conosciuto Greta tramite un amico artista comune, lei in realtà è una pittrice, ma avevo visto un lavoro a carboncino che mi era piaciuto molto e così le ho proposto di leggere il testo. Ha accettato di cimentarsi nelle illustrazioni anche se non le era mai capitato, e il risultato è quello che vediamo in Sirene, credo vincente anche perché ha scelto di utilizzare tecniche diverse e supporti differenti!

Infine ci piacerebbe sapere come mai utilizzi uno pseudonimo…

Sono una persona piuttosto riservata e non amo parlare di me né mostrarmi. Nei miei sogni avrei voluto che l’autore di Sirene rimanesse misterioso, persino che non si sapesse il genere (per questo “M.”). Ovviamente questo non è stato possibile, per far conoscere il libro ho dovuto espormi in prima persona e, anche se è un segreto di pulcinella, preferisco così. Il nome che ho scelto di utilizzare è una dedica alle due donne più meravigliose che abbia mai conosciuto, mia mamma e mia nonna:  il mio pseudonimo è una dedica a loro, ma è anche il modo per separare quotidianità e “vena creativa”, due aspetti della vita che non sempre vanno a braccetto. Per scrivere devo isolarmi dai problemi, dagli imprevisti, dai “pensieri” che tormentano tutti nella vita quotidiana, per dedicarsi all’arte ci vuole concentrazione, una disposizione d’animo particolare, un raccoglimento che non si riesce ad avere sempre. Chi ha reso questo possibile “raccoglimento” è stato mio marito, senza di lui non sarei mai riuscita a scrivere in modo organico, prima di conoscerlo, infatti, scrivevo soltanto sui miei diari…

Categories: Libri

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